La Mobiliare è una storia di successo, ma 200 anni sono un periodo sufficientemente lungo per vivere anche qualche sventura. Un’antologia, incompleta, di eventi che hanno fatto sudare freddo.
Nel Canton Vaud, gli incendi sono meno frequenti che altrove: un ottimo dato per gli assicurati e la Mobiliare! Senza metterla a parte del progetto, il Cantone decide di costituire la propria assicurazione pubblica obbligatoria per il mobilio e, così facendo, la Mobiliare perde 39 milioni di franchi di capitale assicurativo: un duro colpo! E non potrà né scongiurare la sventura né sostenere in tempo utile quelle voci del Gran Consiglio vodese che vogliono conferirle il monopolio per il Cantone. A mettere il dito nella piaga è un assicurato di Nyon che aveva ereditato la polizza del padre e versato senza indugio il premio per ben dodici anni ma che, in seguito a questa decisione, richiede il rimborso di quanto pagato. ll foro competente vodese accoglie il suo argomento secondo cui non era mai stato davvero cliente, e la Mobiliare deve restituire i premi ricevuti.
Nel 1856, quando la Mobiliare festeggia i suoi primi trent’anni di attività, il dipendente Peter W. si appropria della somma, ai tempi considerevole, di 9000 franchi dalla Banca Cantonale di Berna, falsificando le firme degli allora vicepresidente e segretario. La truffa passa inosservata e Peter W. la fa franca. Neanche 20 anni più tardi, il segretario di direzione di quei tempi Theodor B. sottrae titoli alla Mobiliare per un valore che oggi si aggirerebbe attorno al mezzo milione di franchi. La sua intenzione era di rifarsi una vita in Argentina con la sua amata. Infine, nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale, un collaboratore prima attivo per il Ministero pubblico della Confederazione chiamato Alfred N. approfitta della sua posizione dirigenziale per impossessarsi di 50 000 franchi e finanziare la costruzione della sua villa. A differenza degli altri due colleghi viene scoperto e messo in prigione.
Il crollo borsistico del 1929 si fa sentire alla Mobiliare con uno scarto temporale poiché i contratti assicurativi erano stipulati per un periodo di 5 o 10 anni. Tuttavia il capitale assicurativo diminuisce, dando il via a un inasprimento della concorrenza tra le compagnie assicurative e a una riduzione dell’importo medio dei premi. Come se non bastasse, in quel periodo aumentano i danni da incendio. Ma di altra natura sono le preoccupazioni che diversi cantoni destano alla Mobiliare: nuove spinte alla nazionalizzazione si stagliano all’orizzonte. Obvaldo e Uri fermano le iniziative già in Parlamento, mentre in Argovia la battaglia si fa aspra negli anni 1930. L’iniziativa sarà poi respinta dal popolo.
I primi anni Duemila vedono un ristagno economico e le evoluzioni negative nel comparto finanziario infliggono un duro colpo agli assicuratori. Anche la Mobiliare deve far fronte a ingenti perdite, pari a 84 milioni di franchi nel solo 2002. Una nuova figura ai vertici riceve l’incarico di raddrizzare la rotta. Urs Berger appiattisce le gerarchie e annuncia licenziamenti: uno choc per il personale. Occorreva tagliare 368 posti, circa il 10 per cento dell’organico. Inoltre dodici agenzie generali sono interessate da misure di fusione e circa 50 succursali chiudono. Esce un numero speciale della rivista per i collaboratori «Apropos» dal titolo: «Pronti per il cambiamento». In queste pagine il nuovo CEO lamenta la mancanza di spirito critico all’interno dell’azienda e, al contempo, si pronuncia a favore del mantenimento della struttura cooperativa. Con questo programma di austerità, in effetti, le cifre in rosso spariscono dai conti della Mobiliare.
A fine 2004 la Mobiliare si trova coinvolta in una brutta tempesta mediatica poiché sospettata di pratiche razziste. All’origine del malinteso una direttiva secondo cui a chi proveniva da determinati paesi poteva essere offerta un’assicurazione auto soltanto se era già cliente, per via del numero di incidenti statisticamente più elevato. Questa misura, concepita come una soluzione transitoria verso tariffe differenziate, puntava a tenere sotto controllo l’onere per sinistri in rapido aumento. Quando Alexander D. lamenta al «Blick» il rifiuto della Mobiliare di assicurarlo poiché di nazionalità serba, la notizia guadagna la prima pagina, per poi rimbalzare su tutti i media nazionali. Rappresentanti di organizzazioni contro il razzismo e a favore dell’integrazione, sindacalisti e politici insorgono. Con l’introduzione del nuovo sistema tariffario la Mobiliare può nuovamente offrire a tutti un’assicurazione auto.